ANNO DI APPROVAZIONE
1995
TITOLO
Certification of competence and credit transfer
CONTRAENTE
UNIONE ITALIANA DELLE
CAMERE DI COMMERCIO
UNIONCAMERE
P.zza Sallustio, 21
00187 Roma
Tel. 06/47041
Fax 06/44704222
SETTORE
I
MISURA
1.1.B/17
DURATA
3 anni
PERSONA DA CONTATTARE
Alberto Valentini
PARTENARIATO (nazionale/transnazionale)
CAMARA OVIEDA (Spagna) - BC-CAD Barcelona Centre CAD/CAM (Spagna) - BTEC (Regno Unito) - SANDWELL COLLEGE (BUSINESS SERVICE UNIT) (Regno Unito) - CHAMBRE DE COMMERCE ET D'INDUSTRIE DU PAYS D'ARLES (Francia) - GROUPE ESCI (Francia) - IFOA (Italia) - UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI BARI (Italia)
SETTORE INTERVENTO
Formativo
IMPATTO PREVISTO
Nazionale/Produttivo
PAROLE CHIAVE
Certificazione competenze/
Crediti formativi/
Formazione post-obbligo
OBIETTIVI
* Sperimentare sul campo la possibilità di utilizzare in alcuni paesi la metodologia di certificazione delle attività formative già in vigore in Gran Bretagna.
* Lavorare insieme al Business and Technology Education Council per sperimentare le modalità di certificazione attivate in Gran Bretagna utilizzando gli standard formativi individuati ed adoperati in quel paese.
* Verificare la modalità secondo cui la certificazione dell'attività formativa, secondo la norma ISO 9001, favorisce il miglioramento della qualità dell'attività di formazione.
BENEFICIARI
* Giovani in formazione post-diploma.
* Operatori aziendali in Formazione Continua.
PRODOTTI REALIZZATI O IN FASE DI REALIZZAZIONE

Come obiettivi a medio termine, il progetto si proponeva di analizzare il sistema britannico di formazione professionale superiore, basato sulla certificazione delle competenze e la capitalizzazione dei crediti formativi - in particolare attraverso la metodologia di certificazione messa a punto dal BTEC (Business and Technology Educational Council, ora Edexcel Foundation), tramite lo standard NCVQ, CVQ National & Higher National Diploma and Certificate - per poi divulgarlo presso i centri di formazione coinvolti nel progetto, gli studenti ed i datori di lavoro e sperimentarlo in contesti diversi da quello originario. Scopo di fondo è stato quello di individuare, sulla base dei risultati della sperimentazione, le possibili modifiche da apportare al modello britannico per renderlo effettivamente esportabile in altre realtà nazionali, creando in tal modo le premesse per la futura predisposizione di un "circuito" di mobilità europea e di un metodo formativo standardizzato a livello comunitario.

Il prodotto finale del progetto è un rapporto, contenente una proposta metodologica per un sistema europeo di certificazione delle competenze e conseguente attribuzione di crediti formativi capitalizzabili e trasferibili. Tale documento è stato elaborato sulla base dei risultati della sperimentazione e costituisce una sintesi ed integrazione dei prodotti intermedi, realizzati nelle varie fasi del percorso progettuale.

Il rapporto risulta strutturato in cinque capitoli. Il primo è dedicato alla tematica del riconoscimento dei titoli professionali e dei crediti formativi acquisiti a livello europeo, e contiene cenni sul quadro normativo e sui documenti di indirizzo predisposti in materia dalla Comunità europea, nonché una descrizione del sistema ECTS (European Credit Transfer System), predisposto nell'ambito del Programma Erasmus al fine di garantire agli studenti universitari il pieno riconoscimento accademico delle esperienze di studi maturate negli atenei di altri paesi europei.Nel secondo capitolo si compie un excursus sui modelli di certificazione delle qualifiche professionali in uso in alcuni paesi della Comunità, in particolare in Francia, Spagna e Gran Bretagna, con uno specifico approfondimento del sistema inglese BTEC. Il Business and Technology Educational Council certifica le NVQ (National Vocational Qualifications) e le GNQV (General National Vocational Qualifications), facendo riferimento ai contenuti formativi dei programmi definiti sulla base di standard nazionali, ed ha sviluppato inoltre proprie qualifiche professionali, tra le quali il rapporto esamina in particolare l'Higher National Diploma (o Diploma Universitario). Per poter offrire un percorso formativo in linea con il modello BTEC, ciascun istituto deve sottoporre a convalida un programma di studi e garantire la continuità, la consistenza ed il rispetto degli standard qualitativi previsti, attraverso un sistema interno di controllo e valutazione; in questo modo, BTEC può assicurare standard internazionali di qualità elevati al prodotto formativo sottopostogli. Una volta ottenuta la certificazione, l'istituto può progettare un corso che rientri nelle offerte formative BTEC.

Il terzo capitolo prende in esame la tematica della certificazione delle competenze in Italia, fornendo alcuni elementi del quadro normativo sia nazionale che regionale, con particolare riguardo alle caratteristiche del sistema di formazione professionale dell'Emilia Romagna. Il panorama degli interventi normativi a carattere statale è notevolmente articolato, poiché anche nel nostro paese è ormai considerato un obiettivo strategico l'introduzione di un sistema di certificazione improntato a concetti chiave come "trasparenza delle qualifiche", "crediti formativi", "personalizzazione dei percorsi", "riconoscimento delle competenze". Il rapporto riferisce degli atti e dei documenti più significativi in materia, tra cui gli accordi per il lavoro del 1993 e del 1996, la legge Bassanini n. 59/1997 ed i relativi decreti attuativi, il documento del Governo sul riordino dei cicli scolastici ed il cosiddetto "pacchetto Treu" del 1997, il patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione del 1998. Per quanto riguarda la situazione specifica dell'Emilia Romagna, le leggi regionali sul riordino, la programmazione le deleghe della formazione alle professioni hanno dato vita ad un'offerta formativa articolata in piani a titolarità sia regionale che provinciale: ai primi fanno capo le iniziative fortemente innovative o dalla dimensione interprovinciale, interregionale o internazionale; nei secondi confluiscono invece tutte le iniziative finalizzate principalmente allo sviluppo del territorio. Il capitolo si conclude con una descrizione del progetto relativo ad un sistema di "standard formativi" basato su unità capitalizzabili, che l'ISFOL ha elaborato su incarico del Ministero del Lavoro.

Il quarto capitolo riferisce dell'esperienza realizzata nell'ambito del progetto e dei risultati raggiunti. Complessivamente, si può dire che l'applicazione delle procedure messe a punto dal BTEC alle prassi organizzative ed alle metodologie didattiche in uso presso gli enti di altri paesi è risultata difficoltosa per una serie di motivi:

1) il mancato riconoscimento delle qualifiche BTEC nel sistema nazionale di istruzione e di formazione professionale e la scarsa conoscenza di questo strumento da parte delle imprese lo rendono poco praticabile e non particolarmente interessante per gli studenti ;

2) anche quando il modello britannico sia stato adeguatamente divulgato e sia sufficientemente conosciuto, sussiste comunque la difficoltà di conciliarne l'applicazione con il sistema di formazione vigente nel paese oggetto della sperimentazione e più specificamente con le metodologie in uso presso l'istituto di formazione coinvolto;

3) la rigidità nelle procedure e nella predisposizione dei percorsi formativi, che caratterizza il metodo BTEC, indubbiamente non ne agevola l'utilizzazione al di fuori del suo contesto di appartenenza.

Di contro, la trasparenza e la chiarezza del metodo e dei contenuti dei programmi formativi, l'uso di criteri di valutazione e di unità formative basate sulla verifica della effettiva acquisizione di competenze, nonché il principio della responsabilità e del controllo esterno sulla qualità dell'offerta formativa, rendono auspicabile una diffusione del modello britannico, con i necessari adattamenti, anche in altri paesi europei. A tal fine, i partner del progetto suggeriscono una serie di iniziative, tra cui: la creazione di un network di centri di formazione che utilizzino il metodo BTEC per moltiplicare e confrontare le esperienze ed i risultati; un'attività di lobbying a livello governativo; la divulgazione del metodo presso studenti, datori di lavoro ed enti di formazione; l'introduzione di alcune modifiche al modello, volte a garantire una semplificazione ed uno snellimento delle procedure. Senza giungere all'elaborazione di un vero e proprio modello teorico, il progetto ha dunque realizzato una sorta di indagine di sfondo per ricerche future che intendano proseguire, approfondire e concretizzare l'esperienza fatta.

Il rapporto è stato completato in tutte le sue parti ed è disponibile in lingua italiana ed inglese, su supporto cartaceo. Il prodotto è destinato soprattutto a responsabili/decisori delle politiche di formazione professionale, formatori e tutor, ma può risultare interessante ed utile anche per gli studenti che vogliano documentarsi sul tema della certificazione.