ANNO DI APPROVAZIONE
1996
TITOLO
Valorizzare l’apprendistato
CONTRAENTE
Sistemi Formativi Confindustria
Viale Pasteur, 6
00144 Roma
Tel. 06/ 5903213
Fax 06/ 5903392
SETTORE
I
MISURA
1.1.A/1
DURATA
2 anni
PERSONA DA CONTATTARE
Florina Ludovisi
PARTENARIATO (nazionale/transnazionale)
COLO (Olanda)- UIMM (Francia) - CGIL CISL UIL (Italia) - ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI BOLZANO (Italia) - ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MATERA (Italia) - ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI PESARO (Italia)
SETTORE INTERVENTO
Attività manifatturiere
IMPATTO PREVISTO
Nazionale/Settoriale
PAROLE CHIAVE
Alternanza/
Apprendistato - formazione lavoro
OBIETTIVI
* Individuare un modello di formazione in alternanza.
* Rilanciare lo strumento dell’apprendistato, per adeguarlo alle nuove esigenze della produzione industriale.
* Costruire un modello di formazione in alternanza che presenti caratteristiche di operatività, ovvero contenga tutti gli elementi che facilitino l’implementazione.
BENEFICIARI
* Giovani in formazione iniziale (non necessariamente provenienti da istituti professionali) o che abbiano già acquisito una qualifica o titolo di studio.
PRODOTTI REALIZZATI O IN FASE DI REALIZZAZIONE

Il progetto si propone di individuare soluzioni e strumenti per aggiornare il contratto di apprendistato in Italia, facendo riferimento alle esperienze già realizzate in altri paesi europei. Lo sviluppo della produzione industriale ed i cambiamenti sociali avvenuti impongono infatti un sostanziale miglioramento nella qualità della formazione professionale; la necessità di gestire situazioni produttive sempre più complesse ed articolate richiede non soltanto il possesso di una solida istruzione di base, ma anche un’adeguata e ben strutturata esperienza di formazione on the job.

A tal proposito, il prodotto principale realizzato dal progetto è costituito da un rapporto cartaceo dal titolo “Valorizzare l’apprendistato nell’industria”. Dopo una breve presentazione delle attività progettuali, il documento risulta diviso in due parti.

La prima parte è dedicata all’esame delle singole realtà nazionali considerate (Italia, Olanda, Francia) ed in essa confluiscono i rapporti realizzati dai partner stranieri. Per quanto riguarda la situazione italiana, in ordine all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro ed in particolare all’utilizzo dell’apprendistato come strumento formativo, emerge con chiarezza come tale istituto abbia una radicata tradizione ed una consistente presenza nell’artigianato, ma risulti assai meno diffuso nell’industria e comunque concentrato in imprese di piccole dimensioni.Non è possibile dare una spiegazione univoca dei motivi per cui soltanto alcune imprese industriali abbiano deciso di avvalersi di apprendisti. Non casuale appare comunque la coincidenza per cui nelle aree e nei settori in cui operano imprese artigiane che utilizzano tale strumento, anche le piccole imprese industriali se ne avvalgono - per tradizione, per esigenze proprie, per interesse ad avviare al lavoro giovani il cui costo è ridotto. In generale, si può dire che la scarsa diffusione dell’apprendistato nell’industria dipenda da una pluralità di fattori spesso concomitanti, tra cui:
- la mancanza in Italia di un’adeguata “cultura del lavoro”, per cui nel nostro paese si valorizza il “sapere” spesso a discapito del “saper fare”, hanno maggior peso i titoli di studio e le qualifiche formali rispetto alle effettive competenze acquisite con l’esperienza;

- la scarsa disponibilità delle imprese a considerare il “capitale umano” di cui dispongono non come un costo ma come un investimento e quindi a farsi carico della crescita professionale dei propri dipendenti, e del “personale fluttuante”, attraverso adeguati interventi formativi;

- la crescente scolarizzazione dei giovani (in termini di anni di frequenza e di titoli di studio conseguiti), che dà luogo ad aspettative professionali che il mercato non è in grado di soddisfare;Per quanto riguarda le modalità di svolgimento, il rapporto di apprendistato si sviluppa nello stesso modo tanto nelle botteghe artigiane, quanto nelle PMI industriali: nel quadro dell’attività produttiva, il giovane gradualmente si esercita nel mestiere, con l’assistenza di un lavoratore qualificato; se si presentano le opportunità, egli partecipa - come previsto dalla legge e dai contratti - anche alla formazione complementare.

Nel delineare scenari per il futuro, occorre ovviamente tener conto dei profondi cambiamenti che interessano il sistema produttivo. Il processo di globalizzazione rafforza l’interconnessione tra i mercati, la rivoluzione informatica e telematica incide fortemente sulle tecniche e sull’organizzazione della produzione, le professioni sono in rapida trasformazione e le tipologie dei contratti aumentano. A questi mutamenti, le imprese reagiscono in diversi modi. In alcune si rafforza la distinzione tra le posizioni che costituiscono il nucleo centrale dell’impresa e la situazione dei lavoratori “fluttuanti”, per i quali ultimi vi è un minore interesse ad investire in termini di formazione; nelle imprese minori (artigiane o industriali) si riscontra una generale attenzione per la formazione dei propri dipendenti, per lo più attraverso lo strumento del contratto di apprendistato; le imprese di maggiori dimensioni (industriali) preferiscono invece assumere personale già qualificato, che ha avuto modo di formarsi nelle strutture scolastiche ed extrascolastiche o nelle aziende artigiane. Per valorizzare l’apprendistato nell’industria appare dunque importante contrastare quest’ultima tendenza. <BR>Anche le attese dei giovani sono cambiate: ormai abbandonata l’ambizione al posto fisso, si diffonde una maggiore consapevolezza ed accettazione della precarietà che peraltro impone una crescente propensione al rischio ed anche una preparazione per affrontare in modo opportuno i problemi che ne derivano.<BR><BR>Alla luce di tali considerazioni, il rapporto suggerisce un modello per realizzare i necessari cambiamenti nel sistema della formazione sul lavoro. I criteri che dovrebbero guidare tale processo di riforma sono essenzialmente i seguenti:<BR>- avvicinare la formazione professionale italiana agli standard degli altri paesi comunitari;<BR>- organizzare un sistema delle professioni, che sia in grado di definirne le caratteristiche e di sovrintendere al loro corretto esercizio;<BR>- unificare gli attuali contratti - di apprendistato e di formazione e lavoro - in un unico contratto quadro, flessibile in relazione alle diverse esigenze;<BR>- rendere possibile un collegamento funzionale tra formazione teorica e formazione pratica;<BR>- garantire un’utenza sufficiente ad organizzare un’efficace formazione teorica ed al contempo differenziare l’offerta formativa a seconda delle esigenze del target;<BR>- realizzare un avvicinamento della “formazione sul lavoro” italiana al “sistema duale” in uso nei paesi dell’Europa centrale.<BR><BR>In particolare, il modello duale sembra più adatto alla realtà italiana rispetto al modello britannico, poiché si inserisce più naturalmente nelle tradizioni del nostro paese. Tuttavia, per poter recepire adeguatamente il modello duale, il nostro sistema necessita di adattamenti e modifiche. Occorre superare l’attuale rigida separazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro, svolgere attente indagini sui fabbisogni professionali delle imprese, realizzare un rapporto equilibrato tra acquisizioni teoriche ed apprendimento pratico nell’erogazione dei percorsi formativi, trovare un’adeguata soluzione ai problemi di organizzazione contrattuale, territoriale e didattica, adottare un idoneo sistema di certificazione delle competenze, valorizzare il contributo delle parti sociali.<BR><BR>All’esame della specificità italiana segue, come già anticipato, una ricognizione dei sistemi di formazione professionale vigenti in Olanda ed in Francia. In sintesi, gli elementi di successo in quei paesi sono legati ad alcuni elementi organizzativi e finanziari di grande peso: il ruolo svolto dalle parti sociali nel garantire la definizione e l’aggiornamento delle figure professionali, nonché il raccordo tra formazione on the job e presso il centro; il legame con il sistema scolastico, con un numero di ore di formazione esterna tale da “qualificare” il contratto dando alla professione una solida base teorica e, attraverso un sistema di certificazione simile o parificato (nel sistema francese) a quello scolastico, anche un riconoscimento sociale; e infine, e soprattutto, un impegno finanziario ed organizzativo del sistema pubblico nel garantire l’offerta formativa adeguata.<BR><BR>La seconda parte del rapporto contiene invece gli abstract di una serie di seminari svolti nell’ambito del progetto sul tema dell’apprendistato (a Roma, Amsterdam, Bolzano e Bordeaux).<BR><BR>Destinatari del prodotto sono gli attori sociali, economici, istituzionali della formazione. In particolare: tutori, formatori, insegnanti, progettisti e gestori di programmi di formazione; quadri, responsabili, direttori di risorse umane e specialisti; rappresentanti del personale, di sindacati e di associazioni di lavoratori, di organismi paritetici e di organizzazioni settoriali; pianificatori a livello regionale e responsabili/decisori delle politiche di formazione professionale.<BR><BR>Il prodotto è terminato e disponibile in lingua italiana; dei rapporti sui casi olandese e francese esistono anche le versioni nella lingua in cui sono stati redatti (rispettivamente inglese e francese). Per consultare il rapporto, ci si può rivolgere all’organismo contraente.</TR></TABLE></BODY> </HTML>