ABSTRACT

Il processo di globalizzazione economica è vasto e complesso. Se da una parte la globalizzazione vorrebbe imporre la semplificazione, l'omogeneizzazione, il dissolvimento della differenza, dall'altra la complessità del reale sembra irriducibile ad ogni appiattimento. La globalizzazione vorrebbe "aspirare", anche sul piano giuridico, quote sempre piu vaste di sovranità nazionale a favore di un sistema economico unificato dalle regole del mercato. Ma dietro alla produzione, distribuzione e consumo di merci e servizi, dietro alle norme, alle leggi, le consuetudini, ci sono persone concrete, risultato di storie e culture che possono essere profondamente diverse. La dialettica tra l'omologazione e la complessità diventa piu evidente nel mondo del lavoro, dell'organizzazione produttiva, dentro le imprese e le aziende internazionali e multiculturali. Paradossalmente, proprio dentro le aziende multinazionali, riemergono temi e problemi che hanno attinenza alle diversità di provenienza dei propri membri, sia ai livelli piu alti (manageriali) sia ai livelli piu bassi (lavoratori). L'organizzazione del lavoro, il processo decisionale, i rapporti gerarchici, la percezione del tempo e dello spazio non sono entità assolute, ma relative alle diverse culture di provenienza delle diverse persone concrete. E' quindi sempre piu importante, in qualsiasi sistema produttivo complesso, affrontare in modo attivo e consapevole il problema (e la risorsa) della diversità culturale, intendendo per cultura "il modo in cui un gruppo di persone risolve un problema". Imparare a riconoscere queste diversità, per riuscire a gestirle, nel rispetto reciproco, diventa quindi un elemento importante quando si vuole affrontare in modo avanzato e maturo la complessità di un sistema economico che aspira alla globalizzazione. Un sindacato consapevole della trasformazione in atto, ma anche le imprese avanzate, sia quelle multinazionali, ma anche quelle più piccole che sanno operare sul mercato internazionale, devono imparare a comunicare a tutti i livelli, all'interno e all'esterno,tenendo conto delle diversità e della complessità . Nel futuro, che è già iniziato,sarà sempre più importante che imprese e lavoro imparino a comunicare in modo "interculturale".

La "frontiera" nella comunicazione interculturale

Forse non è un caso se l'idea di un progetto formativo di comunicazione interculturale è nata a Trieste e nel Friuli-Venezia Giulia, dentro la cultura di una organizzazione sindacale come la CGIL, da anni impegnata sul fronte del lavoro transfrontaliero. Trieste e la regione Friuli-Venezia Giulia, infatti, hanno imparato a vivere l'eterna "frontiera" nel modo migliore, cercando di conciliare le antiche diversità culturali, religiose ed etniche che la compongono e l'attraversano. La CGIL regionale, quindi, ha ideato e realizzato, con il contributo del Progetto comunitario Leonardo, e con numerosi partners europei, un programma di formazione interculturale rivolto a rappresentanti sindacali, ma anche ad imprenditori e manager di aziende, piccole e grandi, che operano ormai abitualmente sia dentro il mercato europeo, sia a livello più ampio, guardando ad Est, al mercato internazionale e potenzialmente "globale". Il progetto formativo interculturale, denominato "EuroTraMa" (Euro Trade Unionists and Managers), è il risultato della collaborazione di molte competenze, che hanno permesso di intersecare e confrontare comportamenti e sistemi organizzativi appartenenti a paesi e culture diverse. Sono state confrontate e "sintonizzate" le culture aziendali e organizzative di tre Paesi, due appartenenti all'Unione Europea, Italia e Finlandia, ed uno che ha avviato il processo di associazione, l'Ungheria. Si tratta di Paesi molto diversi, che pure hanno ormai dei legami intensi e continuativi. Italia e Finlandia sono poste agli antipodi dell'Unione europea, hanno una fisionomia geografica, ambientale, demografica ed economica molto diversa, ma intensi rapporti economici. L'Ungheria è uno dei paesi dell'Est più prossimi all'integrazione europea e più avanti nella transizione verso l'economia di mercato. L'Ungheria, da una parte, ha mantenuto tradizionali contatti economici con l'Italia (e tradizionalmente con Trieste e la regione Friuli-Venezia Giulia), dall'altra appartiene, unico paese in Europa, al medesimo ceppo linguistico finlandese (urofinnico).