ABSTRACT

STORIA del PROGETTO
Questo progetto nasce dall'esperienza felice di un padre italiano che, avendo vissuto molto positivamente il parto domiciliare della propria compagna olandese, assistito da ostetriche ed infermiere domiciliari, parto che ha visto la nascita e la gestione domiciliare del puerperio della loro bambina, ha voluto contribuire alla diffusione in Italia e nel resto d'Europa di questa pratica ormai rara nel nostro paese. Ha quindi presentato nel 1997 al Centro per le pari opportunità della Regione dell'Umbria un progetto che è stato accolto ed ampliato e dopo varie vicissitudini e variazioni nei partner italiani ed europei oltre che nei contenuti, è divenuto quello che vi trovate in mano. Ringraziamo quindi Massimo Canalicchio , esperto in progettazione ed in formazione professionale, per il suo stimolo ed il suo contributo; ringraziamo la sua compagna e la sua bimba Nike, che ci hanno spinto e coinvolto in questa interessante avventura europea.

SCOPI
L'intento che anima questo progetto è quello di favorire la umanizzazione dell'evento nascita in tutti i paesi europei e rendere praticabile la scelta di seguire in modo domiciliare la gravidanza, il parto ed il puerperio. Questo, tramite la elaborazione di modelli formativi validi in tutta I'Europa che permettano la crescita culturale e la definizione de compiti e delle competenze di alcune delle figure professional; che accompagnano più da vicino la donna ed il suo contesto familiare nel percorso di maternita : l'ostetrica ed una nuova figura detta assistente alla madre. Questa nuova figura professfonale è intesa proprfo come una persona di cui valorizzare e remunerare le conoscenze empiriche apprese nell'ambito della pratica dei mestieri di cura della persona svolti generalmente in ambito domestico da chi, nella generalità donne, ha dedicato anni di lavoro all'allevamento dei figli ed alla gestione della casa; dall'altro come figura che deve apprendere le informazioni relative alle pratiche ed alle normative vigenti relative alla gravidanza parto e puerperio che sono utilizzate dai vari professionisti ( ostetriche, medici) con cui lei si trovera a collaborare.

CONTESTO
II quadro delle nascite nel nostro paese ma anche nel resto dell'Europa è estremamente mutato. La nascita di un figlio è ormai sempre di più una scelta da parte delle donne e della coppia genitoriale e si vuole poter scegliere tutto il percorso dal momento del concepimento , alla gravidanza, al momento del parto e del dopo parto. Le leggi a tutela della maternità e delle scelte di maternità sono diffuse a livello europeo ma non è sempre facile orizzontarsi nella sempre maggiore offerta di gestione medicalizzata di eventi che generalmente non sono patologici e potrebbero e dovrebbero essere gestiti al di fuori degli Ospedali ( O.M.S. 1996). Nella regione Umbria, da cui questo progetto è partito, ma anche in molte altre regioni europee, vi sono molti piccoli ospedali in cui avvengono un numero molto limitato di nascite, ma questo non sempre si traduce in una maggiore umanizzazione delle cure, come mostrano i dati di elevate percentuali di interventi di taglio cesareo e della mancata pratica del rooming-in. Cio è generalmente legato ai problemi organizzativl del personale e delle strutture. Si e quindi scelto di chiudere molti di questi ospedali perchè a fronte di elevate spese di gestione non si riescono a garantire le condizioni di sicurezza che un parto ospedalizzato richiede . Ma la concentrazione delle nascite in grandi Ospedali riapre le contraddizioni ed i problemi legati ai grandi numeri e diviene pertanto un problema la umanizzazione di luoghi simili a grandi fabbriche (vedi Atene ) dove vengono prodotti numeri elevatissimi di bambini ogni giorno. La possibilità, nel corso di una gravidanza fisiologica , di scegliere di essere seguite al proprio domicilio sia in gravidanza , anche nel caso di piccole patologie, che nel momento del parto oltre che nel puerperioo, diviene pertanto una richiesta di molte donne in tutti i paesi europei. Le istituzioni pero sono piuttosto restie a favonre questi processi e scarsa è la formazione del personale socio-sanitario a questo approccio visto che questa avviene sempre in contesti ospedalieri ed è ormai una rarità per una ostetrica vedere una gravidanza seguita in modo domiciliare e non medicalizzata in Ospedale ed ancor di più poter assistere ad un parto presso il domicilio. Infatti negli ultimi venti anni alla diminuzione nel numero delle nascite e corrisposto un enorme aumento dell'offerta medica in termini di esami e di controlli, si è assistito prima alla diffusione della ospedalizzazione del parto e poi alla sempre maggiore medicalizzazione della gravidanza dal concepimento (NTR), al controllo dello sviluppo fetale ( ecografie) e della fase precedente al travaglio ( cardiotocografie o monitoraggi del battito cardiaco fetale fin dalla 37ma settimana di gravidanza). Le ultime indicazioni dell'OMS recepite variamente nei diversi paesi europei hanno portato ad una rivalutazione delle necessità di un cosi elevato numero di controlli e quindi ad una revisione dei protocolli degli esami per la gravidanza che e avvenuto in molti paesi . Ciò è avvenuto anche nella Regione Umbria che tra le prime ha svolto un lavoro di consensus conferences tra le diverse categorie professionali per la revisione sistematica dei protocolli in gravidanza arrivando a proporne una formulazione che è poi sostanzialmente stata ripresa nel resto di Italia con il protocollo del ministero della sanita Bindi del 1999 . II protocollo è stato diffuso tra i professionisti ma anche tra le donne gestanti con una apposita pubblicazione che viene tuttora usata nei servizi socio-sanitari Umbria. Si è quindi posta sempre piu attenzione al puerperio, come momento in cui aumentare il sostegno domiciliare, sia perche si tende sempre piu a ridurre i tempi di ospedalizzazione post-partum sia perchè non sempre la famiglia è presente e può assumersi la gestione della puerpera e del neonato ( vedi protocollo nazionale sul puerperio accettato dalle maggiori società professionali dei pediatri, ginecologi, ostetriche). Infatti nelle nostre realtà, come spesso ci fanno notare donne provenienti da paesi in via di sviluppo, sono molti i servizi garantiti nel corso della gravidanza ( gratuita in molti paesi di tutti gli esami) e molte sono le figure a cui ci si può rivolgere (ostetrica, ginecologo,servizi ospedalieri e territoriali per la gravidanza) , ma già se guardiamo al momento del parto la scelta e generalmente nstretta a ospedali o cliniche private, poi che sono scarsissimi, nella maggior parte dei paesi europei, spazi diversi per la nascita, come le case di maternità (birth-centers) o organizzazioni pubbliche o private che garantiscano il parto domiciliare. Se guardiamo poi al momento del post-partum vediamo che tranne il pediatra, che interviene generalmente solo sulla patologia e/o sulla alimentazione, la donna nella maggior parte dei paesi europei non trova dei punti di riferimento e di aiuto per quel momento spesso difficile e complesso che e l'adattamento alla nuova funzione di madre. Molti paesi hanno notato le difficoltà di questa fase ed hanno cercato di rispondere variamente a quello che non è solo un bisogno medico, ma piuttosto il bisogno sociale di 'villaggio" di cui ha bisogno un bambino per la sua crescita e la madre e la famiglia come ambito in cui essere riconosciuti. La carenza di questo spazio sociale, porta spesso a patologie da isolamento che potrebbero essere evitate con azioni preventive di socializzazione delle esperienze e di condivisione con altre figure materne, come è stato fatto in molti paesi quali l'Australia. Queste esigenze di sostegno e di supporto e di scambio in tutto il percorso di gravidanza e del tempo dopo la nascita , si possono ben confugare con la esigenza che nasce dalla presenza in molti paesi europei ed in Italia in particolare, di un grande numero di donne disoccupate di varie età , anche avanzata, che sono uscite o forse mai entrate all'interno del mercato del lavoro proprio perchè hanno scelto o si sono trovate nella condizione di dare tutto il proprio tempo alla gestione della casa e della famiglia. Il patrimonio da loro accumulato nel lavoro di cura, cosi poco socialmente riconosciuto nelle nostre società, anche se poi individualmente ricercato ed apprezzato, dovrebbe essere valorizzato ed incanalato in un vero e proprio mestiere remunerato ed accresciuto attraverso una breve formazione ad hoc. Questa verrà eseguita in parte in modo comune con le ostetriche in modo da favorire al massimo il chiarimento dei diversi ruoli ed ambiti professionali. Per queste figure, gia ampiamente professionalizzate, sarà necessario invece un periodo di formazione da intendere come Master successive al diploma che dovrà avvenire al di fuori degli Ospedali, il più possibile a livello domiciliare, o nelle case di maternità magari anche con periodo di tirocinio anche al di fuori del proprio paese.