ABSTRACT

Il rapporto risulta strutturato in cinque capitoli. Il primo è dedicato alla tematica del riconoscimento dei titoli professionali e dei crediti formativi acquisiti a livello europeo, e contiene cenni sul quadro normativo e sui documenti di indirizzo predisposti in materia dalla Comunità europea, nonché una descrizione del sistema ECTS (European Credit Transfer System), predisposto nell'ambito del Programma Erasmus al fine di garantire agli studenti universitari il pieno riconoscimento accademico delle esperienze di studi maturate negli atenei di altri paesi europei.

Nel secondo capitolo si compie un excursus sui modelli di certificazione delle qualifiche professionali in uso in alcuni paesi della Comunità, in particolare in Francia, Spagna e Gran Bretagna, con uno specifico approfondimento del sistema inglese BTEC. Il Business and Technology Educational Council certifica le NVQ (National Vocational Qualifications) e le GNQV (General National Vocational Qualifications), facendo riferimento ai contenuti formativi dei programmi definiti sulla base di standard nazionali, ed ha sviluppato inoltre proprie qualifiche professionali, tra le quali il rapporto esamina in particolare l'Higher National Diploma (o Diploma Universitario). Per poter offrire un percorso formativo in linea con il modello BTEC, ciascun istituto deve sottoporre a convalida un programma di studi e garantire la continuità, la consistenza ed il rispetto degli standard qualitativi previsti, attraverso un sistema interno di controllo e valutazione; in questo modo, BTEC può assicurare standard internazionali di qualità elevati al prodotto formativo sottopostogli. Una volta ottenuta la certificazione, l'istituto può progettare un corso che rientri nelle offerte formative BTEC.

Il terzo capitolo prende in esame la tematica della certificazione delle competenze in Italia, fornendo alcuni elementi del quadro normativo sia nazionale che regionale, con particolare riguardo alle caratteristiche del sistema di formazione professionale dell'Emilia Romagna. Il panorama degli interventi normativi a carattere statale è notevolmente articolato, poiché anche nel nostro paese è ormai considerato un obiettivo strategico l'introduzione di un sistema di certificazione improntato a concetti chiave come "trasparenza delle qualifiche", "crediti formativi", "personalizzazione dei percorsi", "riconoscimento delle competenze". Il rapporto riferisce degli atti e dei documenti più significativi in materia, tra cui gli accordi per il lavoro del 1993 e del 1996, la legge bassanini n. 59/1997 ed i relativi decreti attuativi, il documento del Governo sul riordino dei cicli scolastici ed il cosiddetto "pacchetto Treu" del 1997, il patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione del 1998. Per quanto riguarda la situazione specifica dell'Emilia Romagna, le leggi regionali sul riordino, la programmazione, le deleghe della formazione hanno dato vita ad un'offerta formativa articolata in piani a titolarità sia regionale che provinciale: ai primi fanno capo le iniziative fortemente innovative o dalla dimensione interprovinciale, interregionale o internazionale; nei secondi confluiscono invece tutte le iniziative finalizzate principalmente allo sviluppo del territorio. Il capitolo si conclude con una descrizione del progetto relativo ad un sistema di "standard formativi" basato su unità capitalizzabili, che l'ISFOL ha elaborato su incarico del Ministero del Lavoro.

Il quarto capitolo riferisce dell'esperienza realizzata nell'ambito del progetto e dei risultati raggiunti. Complessivamente, si può dire che l'applicazione delle procedure messe a punto dal BTEC alle prassi organizzative ed alle metodologie didattiche in uso presso gli enti di altri paesi è risultata difficoltosa per una serie di motivi:
1) il mancato riconoscimento delle qualifiche BTEC nel sistema nazionale di istruzione e di formazione professionale e la scarsa conoscenza di questo strumento da parte delle imprese lo rendono poco praticabile e non particolarmente interessante per gli studenti;
2) anche quando il modello britannico sia stato adeguatamente divulgato e sia sufficientemente conosciuto, sussiste comunque la difficoltà di conciliarne l'applicazione con il sistema di formazione vigente nel paese oggetto della sperimentazione con le metodologie in uso presso l'istituto di formazione coinvolto;
3) la rigidità nelle procedure e nella predisposizione dei percorsi formativi, che caratterizza il metodo NTEC, indubbiamente non ne agevola l'utilizzazione al di fuori del suo contesto di appartenenza.

Di contro, la trasparenza e la chiarezza del metodo e dei contenuti dei programmi formativi, l'uso di criteri di valutazione e di unità formative basate sulla verifica della effettiva acquisizione di competenze, nonché il principio della responsabilità e del controllo esterno sulla qualità dell'offerta formativa, rendono auspicabile una diffusione del modello britannico, con i necessari adattamenti, anche in altri paesi europei. A tal fine, i partner del progetto suggeriscono una serie di iniziative, tra cui: la creazione di un network di centri di formazione che utilizzino il metodo BTEC per moltiplicare e confrontare le esperienze ed i risultati; un'attività di lobbying a livello governativo; la divulgazione del metodo presso studenti, datori di lavoro ed enti di formazione; l'introduzione di alcune modifiche al modello, volte a garantire una semplificazione ed uno snellimento delle procedure. Senza giungere all'elaborazione di un vero e proprio modello teorico, il progetto, il progetto ha dunque realizzato una sorta di indagine di sfondo per ricerche future che intendano proseguire, approfondire e concretizzare l'esperienza fatta.