ABSTRACT

La presente indagine si è focalizzata sul rapporto intercorrente tra la presenza immigrata e l'accesso alla formazione professionale in tre Paesi europei (Italia, Portogallo e Spagna), sulla base di quanto previsto dal Progetto su:"Analisi delle politiche nei confronti delle componenti immigrate: esigenze formative, orientamento, modalità di accesso alla formazione ed offerta di formazione in tre paesi del Mediterraneo" - coordinato dall'Imed - relativo al Programma Leonardo da Vinci della Commissione europea. Gli altri partner sono stati: per la Spagna la Fundacion 1° de Mayo (di Madrid) e per il Portogallo il Ceu/Ceacs - Centro studi applicati in scienze sociali (di Lisbona). Ha aderito inoltre al Progetto con una presenza extracontrattuale, in qualità di partner associato la Fondazione Ecap (di Zurigo) operante in Svizzera. Con l'aggiunta di questo ultimo partner in sostanza le aree geografiche allo studio sono state quattro.

L'oggetto di indagine è circoscritto alle modalità attraverso le quali le collettività immigrate, una volta manifestate esigenze formative, attivano processi finalizzati all'accesso alla formazione professionale. Questo aspetto rimanda necessariamente ad altri, in quanto isolarlo significa non comprenderne la sua specificità: ovvero la stretta interconnessione esistente tra le esigenze formative e il progetto migratorio e questo con le esigenze integrative e di sviluppo aala base della scelta migratoria medesima. Le esigenze formative pertanto vanno collocate all'interno delle esigenze più ampie che esprimono gli immigrati nel percorso finalizzato all'inserimento sociale ed economico e nelle risposte che la società di accoglienza riesce ad esprimere per assolverle. In altre parole il diritto all'educazione e alla formazione professionale rappresenta una parte dei diritti di cittadinanza in senso pieno e complessivo, pertanto ne rappresenta una sorta di derivazione. Nel senso che l'esigenza formativa è tanto maggiore quanto maggiore è la pratica di cittadinanza e la realizzazione del progetto migratorio alla base dell'emigrazione.

A tale proposito sussistono delle significative convergenze concettuali tra alcuni aspetti della teoria della catena migratoria - ovvero l'approccio che tiene in considerazione il passato dei migranti, il loro presente come processo di cittadinizzazione e il loro futuro come possibile rientro in patria sia fisico che simbolico - e la necessita/possibilità di collegare i background formativi/professionali in possesso degli stessi prima della partenza, a quelli acquisiti/acquisibili nel processo di insediamento e alle aspettative inseritive correlabili all'intero ciclo migratorio. Intendendo con tale concetto sia i percorsi biografici degli emigranti, sia le fasi di dispiegamento del progetto migratorio, sia la durata sociale dei percorsi/progetti medesimi, in quanto caratterizzanti, entrambi, il mondo vitale degli interessati (nella sua accezione più ampia, comprendente anche le dimensioni affettivo-esistenziali) e la rispettiva traiettoria di sviluppo.

Le biografie individuali o di gruppo dei migranti sono influenzate dalle scelte occupazionali intraprese e queste sono influenzate dalle caratteristiche di base dei mercati del lavoro locali e - all'interno di essi - dai comparti produttivi nella quale trovano collocazione. Inoltre sono influenzate dall'acquisizione o meno di capacità in grado di facilitare l'attivazione di pratiche sociali in relazione a determinati contesti e al "clima" di accoglienza che i contesti stessi manifestano, nonché alla possibilità di fruire dei servizi e delle risorse presenti. Svolgono una funzione importante anche le capacità di gestione delle reti intracomunitarie, al fine di sostenere i processi integrativi, nonché le capacità di influenzare le scelte politico-sociali al riguardo anche attraverso l'impegno e la partecipazione attiva. In altre parole il ciclo migratorio - e il segmento ad esso relativo caratterizzante la carriera socializzativa/formativa delle diverse componenti immigrate - si evolve in maniera convergente con la maturazione progressiva della cittadinanza - nelle sue varie articolazioni -, quale insieme di risorse (formali ed informali) in grado di determinare forme complesse di agibilità insertiva e di benessere soggettivo e collettivo.

In sostanza gli aspetti formativi che interessano le componenti immigrate trovano terreno fertile all'interno di un processo di cittadinizzazione, ovvero all'interno di un processo di acquisizione progressiva della cittadinanza. Infatti non è possibile scindere i processi di apprendimento e lo sviluppo delle competenze individuali o di gruppo dal clima sociale e politico circostante, cioè dalle caratteristiche del contesto entro la quale deve - e può - avvenire. L'apprendimento è un processo continuo composto da momenti formalizzati (la scuola, il centro formativo, il convegno, ecc.) e da momenti informali (la socialità, lo stare insieme, l'impegno sociale, le amicizie, ecc.), cioè da tecnologie sociali consolidate (le prime) e da tecnologie contingenti (le seconde). Queste ultime spesso sono considerate di minore impatto formativo, mentre a ben vedere - come emerge in parte dall'indagine - assumono un carattere piuttosto significativo.

L'indagine svolta in Italia, Spagna e Portogallo ha avuto un carattere abbastanza inedito, sia perché si tratta di paesi di recente immigrazione - non tanto per l'anzianità dei flussi ma quanto per la legittimazione che essi hanno avuto a livello istituzionale con le prime leggi di regolamentazione, cioè tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del decennio successivo -, sia perché mancano studi organici ed approfonditi sul rapporto formazione professionale ed immigrazione (ovviamente, a parte qualche caso piuttosto significativo). Per tale ragione siamo del parere pertanto che il quadro conoscitivo di sfondo alla quale l'indagine è pervenuta possa considerarsi di carattere incrementale in relazione a quello esistente in precedenza nei paesi coinvolti.